“Un rifugio del movimento”: storia della Bakuninhütte

A396Wir freuen uns, dass unsere Forschungsarbeiten sich der Resonanz aus Italien erfreuen, erschienen in: Arivista anarchica, anno 45 n. 396, marzo 2015

David Bernardini, der in der Zeitschrift Arivista anarchica schon weitere Artikel zur Geschichte des Syndikalismus in Deutschland verfasste, bezieht sich in diesem Artikel zur Bakuninhütte auf unsere Broschüre über die „Die Reichsferienlager der Syndikalistisch-Anarchistischen Jugend Deutschlands in Thüringen und die Bakuninhütte. Zeugnisse und Dokumente (1928-1933), Edition Syfo, n. 5, 2014″.

Wer sich am Italienischen erfreut, wünschen wir viel Freude beim Lesen:

di David Bernardini

Nella Germania pre-nazista un rifugio dedicato al rivoluzionario russo. Una storia poco conosciuta, tra impegno antifascista e vita salubre.

“Quando il viandante vaga nel bosco in direzione est da Meiningen, città della Turingia, trova un rifugio su un altipiano libero: la Bakuninhütte […] un rifugio del movimento”, scrive nell’estate 1931 un certo Hermann George sul settimanale anarcosindacalista Der Syndikalist (1). La Bakuninhütte [rifugio Bakunin] è un edificio, costruito dagli anarchici tedeschi nel corso degli anni Venti, che attraversa la storia di quattro Germanie (la repubblica di Weimar, il Terzo Reich, la Repubblica democratica tedesca e infine la Germania riunificata) per giungere sino ad oggi.

Come tutto è cominciato

Meiningen è una cittadina a un centinaio di chilometri a sud-ovest di Erfurt, nel cuore della Germania. Nel 1919 alcuni militanti, perlopiù giovani, decidono di fondare un gruppo che aderisce alla Freie Arbeiter Union Deutschlands (FAUD) [Libera unione dei lavoratori tedeschi], un’organizzazione anarcosindacalista che arriva nel giro di pochi mesi a contare quasi duecentomila attivisti.
Nel 1920 il gruppo FAUD di Meiningen progetta di acquistare un terreno per coltivarlo, con il fine di alleviare la morsa della crisi economica che imperversa nella Germania del dopoguerra. Nello stesso anno vengono quindi comprati per 21.000 marchi ben 6.400 metri quadrati di terra, situati a tre quarti d’ora a piedi da Meiningen, sull’Hohe Maas, un altipiano alto circa 500 metri circondato dai boschi. A fianco della coltivazione di patate e verdure, il terreno viene anche utilizzato dagli anarcosindacalisti locali per le scampagnate del fine settimana con le loro famiglie. Due tipologie d’uso dunque, che implicano un problema comune: la pioggia. Il gruppo costruisce allora un piccolo e provvisorio riparo. Grazie al lavoro collettivo, la costruzione si trasforma con il passare dei mesi in un rifugio sempre più solido, al cui interno è possibile sedersi e cucinare (2).
Nel 1925, a causa della stabilizzazione dell’economia, le attività agricole non sono più necessarie, tuttavia il piccolo edificio si afferma progressivamente come luogo d’incontro per gli attivisti anarcosindacalisti della zona.

Michail Bakunin
(1814, Torzok, Russia-1876, Berna, Svizzera)

Il nostro Bakunin, la nostra Bakuninhütte

Nel luglio 1926, in occasione del cinquantesimo della morte, l’edificio, oramai diventato un rifugio vero e proprio, viene dedicato a Bakunin: nasce così la Bakuninhütte (3). Sull’entrata spicca la scritta “Bakunin-Schutzhütte” e viene posta una lapide commemorativa dedicata al rivoluzionario russo, opera dei marmisti anarchici locali Otto Walz e di suo figlio Heini.
Nel frattempo il rifugio viene ulteriormente ampliato: c’è una cantina, un dormitorio, una cucina e una sala comune. Il materiale per la costruzione, così come l’acqua, viene portato in spalla, i lumi a petrolio provvedono all’illuminazione notturna. Anche l’esterno della Bakuninhütte viene progressivamente sistemato con viottoli, aiuole, posti per sedersi circondati da alberi, cespugli e fiori. Vengono allestite altre due lapidi commemorative, una dedicata a Francisco Ferrer, l’altra a Sacco e Vanzetti (4). Max Baewert, attivista anarchico di Meinengen, compone dei versi dedicati al rifugio, che divengono il motto della Bakuninhütte:

“libera terra e libero rifugio
libero spirito e libera parola
liberi uomini, libero uso
mi attira sempre verso questo luogo”(5)

Il fabbro Franz Dressel costruisce per i bambini delle altalene e persino una giostra. Il birrificio che porta la birra fornisce anche sedie da giardino e tavoli. La Bakuninhütte è completamente autogestita, nasce e si sviluppa grazie al libero apporto di chi la vive: prima il gruppo di Meiningen, poi cerchie sempre più ampie del movimento anarchico dell’epoca.
Con il cambiamento della situazione economica il progetto è insomma definitivamente mutato. Non si tratta più di una sorta di colonia di lavoro che pratica l’agricoltura per l’auto-sostentamento, ma di un rifugio che si fa luogo di incontro, di scambio di idee e di riposo. La Bakuninhütte è insomma un crocevia politico ed esistenziale, componente tutt’altro che secondaria nell’esperienza dei militanti dell’epoca. Il rifugio ospita sia giovani escursionisti di passaggio, sia riunioni di gruppi anarchici, sia uomini e donne, impegnati nel movimento libertario, che decidono di trascorrere qui le vacanze con la loro famiglia (6). Bisogna infatti ricordare che, a causa dei contratti collettivi e della legislazione politico-economica della repubblica di Weimar, in questi anni iniziano i primi esperimenti di ferie e vengono regolamentate le pause lavorative e il riposo settimanale (7).
Con il fine di dare una copertura legale alle attività del rifugio, nel 1927 viene creata la Siedlungsverein “Gegenseitige Hilfe” e.v. [Società d’insediamento “Aiuto reciproco” senza fini di lucro], la quale diviene proprietaria della Bakuninhütte, anche se la gestione rimane saldamente nelle mani della FAUD della Turingia (8). Il 27-28 maggio 1928 si tiene l’inaugurazione del rifugio (9), l’anno successivo, il 19-20 maggio 1929, si tiene un nuovo incontro sovraregionale (10). Nel febbraio 1930 anche il poeta anarchico Erich Mühsam passa dalla Bakuninhütte, segno della popolarità del rifugio a livello nazionale. Nel giugno 1930 ha qui luogo il primo campeggio nazionale della Syndikalistische anarchistische Jugend Deutschlands (SAJD) [Gioventù sindacalista anarchica tedesca] (11).
Il successo della Bakuninhütte è tale che nella seconda metà del 1930 è necessario intraprendere i lavori per ampliare l’edificio. Viene quindi lanciata una campagna di autofinanzamento a livello nazionale, sostenuta in particolare da Der Syndikalist, tramite l’acquisto di cartoline (Bakuninkarten-Baufondskarten) a 10 Pfennig (12). Intanto Fritz Scherer, rilegatore di libri e grande appassionato di escursioni, diviene l’Hüttenwart [Custode del rifugio] (13). In quanto tale, Fritz si occupa non solo di tutto ciò di cui necessita la Bakuninhütte e i suoi ospiti, ma tiene anche l’Hüttenbuch [letteralmente: libro del rifugio], una sorta di registro degli ospiti a cui una parte di coloro che vivono il rifugio consegnano i loro pensieri.
Nell’autunno 1932 iniziano i lavori di allargamento grazie alla riuscita della campagna di autofinanziamento e all’apporto di diversi muratori provenienti da città vicine. Tuttavia nel 1933 Hitler raggiunge il potere: l’associazione che gestisce dal punto di vista legale la Bakuninhütte viene sciolta e gli anarchici possono tenere qui la loro ultima iniziativa all’inizio di giugno.

La Bakuninhütte nel giugno 2009

La Bakuninhütte da una Germania all’altra

Il rifugio Bakunin viene così consegnato prima alle SS, poi al partito nazista di Monaco nel 1935 e, infine, nel 1938 viene venduto a un privato. Fritz Scherer, in quanto ultimo custode, riesce fortunatamente a salvare l’Hüttenbuch. Nel dopoguerra, la Turingia si trova nella zona occupata dai sovietici e la Bakuninhütte passa attraverso diversi uffici dell’amministrazione della Repubblica democratica tedesca, nel 1970 viene destinata all’addestramento di un reparto della polizia di Meiningen.
Nel 1989 viene acquisita dall’ufficio patrimoniale della Repubblica federale tedesca. All’inizio degli anni Novanta i primi sforzi per riottenere il rifugio falliscono. Dal 1996 il rifugio viene completamente lasciato a sé stesso. Nel 2004 numerosi attivisti presentano un’offerta di acquisto all’ufficio patrimoniale di Suhl e nel 2005 la Bakuninhütte viene comprata. L’anno successivo viene fondata l’associazione Wanderein Bakuninhütte, ma le difficoltà non sono ancora finite, poiché viene vietato l’accesso e l’uso dell’edificio.
Intorno al rifugio Bakunin nel frattempo vengono organizzate alcune iniziative (14). Nell’aprile 2011 viene accantonato il divieto di accesso al rifugio ed è giuridicamente possibile iniziare il suo recupero. La campagna di finanziamento lanciata nel 2012 frutta 7.000 euro, che sono utilizzati per sistemare l’edificio, gravemente danneggiato nel corso degli anni. Trattandosi dell’unica testimonianza dell’anarcosindacalismo in Germania nella forma di un edificio (15), l’obiettivo consiste di fare della Bakuninhütte non una rigida testimonianza del passato, ma un monumento vitale e dinamico, in grado di aiutare la comprensione della storia, di ospitare eventi culturali e tornare ad essere un luogo di sosta per gli escursionisti (16).
La Bakuninhütte sembra quindi essere nuovamente tornata in attività: luogo in cui pensare e crescere insieme, costruito dal nulla grazie al lavoro quotidiano di attivisti di base- la Bakuninhütte vive ancora, e con lei la figura dalla quale prende il nome. D’altronde, nel 1932 su Der Syndikalist era comparso questo appello: “il rifugio Bakunin deve e sarà in seguito una durevole testimonianza della solidarietà e della creatività del nostro movimento!” (17).

David Bernardini

Questo articolo nasce dalla rielaborazione di un intervento preparato per la “Giornata bakuninista di pubblicazioni libertarie”, tenutosi presso l’Ateneo Libertario-F.A.I. di Milano l’8 dicembre 2014.

Note

1. Hermann George, Die Bakuninhütte, “Der Syndikalist”, (1931), n. 27.
2. Si veda: http://www.bakuninhuette.de/galerie.php?epoche=1920, consultato il 14.12.2014.
3. Come viene ricordato in: Hermann George, Die Bakuninhütte, “Der Syndikalist”, (1931), n. 27. Per l’anniversario della morte di Bakunin viene pubblicato un opuscolo di una cinquantina di pagine dedicato al grande rivoluzionario russo. Si tratta di: (a cura di) Max Nettlau, Unser Bakunin. Illustrierte Erinnerungsblätter zum 50. Todestag von Michael Bakunin, geb. 30. Mai 1814, gest. 1 Juli 1876, Verlag Der Syndikalist, Berlin, 1926.
4. Una lapide dedicata al ricordo del pedagogo spagnolo Francisco Ferrer (1859-1909) non deve affatto stupire, vista la grande importanza attribuita dagli anarcosindacalisti tedeschi all’educazione, come viene messo in rilievo anche da: Helge Döhring, Schwarze Scharen. Anarcho-Syndikalistische Arbeiterwehr (1929–1933), Verlag Edition AV, Lich 2011, p. 16. La campagna in solidarietà a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, come nel resto del mondo, coinvolge anche il movimento libertario tedesco nelle sue diverse anime. Il poeta Erich Mühsam dedica loro un’opera. Si tratta di: Erich Mühsam, Staatsräson. Ein Denkmal für Sacco und Vanzetti, Verlag “Gilde freiheitlicher Bücherfreunde”, Berlin, 1928.
5. I versi sono citati in: Helge Döhring, Die Reichsferienlager der Syndikalistisch-Anarchistischen Jugend Deutschlands in Thüringen und die Bakuninhütte. Zeugnisse und Dokumente (1928-1933), Edition Syfo, n. 5, 2014, p. 16.
6. La Bakuninhütte nel 1931 è in grado di ospitare fino ad una cinquantina di persone. Si veda: Seid Helfer beim Aufbau, “Der Syndikalist”, (1931), n. 38. In conclusione, l’articolo afferma che il rifugio Bakunin sarà un luogo ideale per la socialità sia per i più anziani, sia per i più giovani e per i bambini dei “nostri compagni”. Qualche settimana prima, Hermann George scrive che i lavori di ampliamento alla Bakuninhütte si rendono necessari per svolgere i compiti del rifugio: essere cioè un luogo di ritrovo per gruppi di giovani e bambini, al di fuori di logiche autoritarie. Hermann George, Die Bakuninhütte, “Der Syndikalist”, (1931), n. 27.
7. Detlev J. K. Peukert, La Repubblica di Weimar. Anni di crisi della modernità classica, Bollati Boringhieri, Torino 1996, p. 106.
8. Der Syndikalist rimarca più volte che il rifugio Bakunin non è una proprietà privata. Ciò fa pensare alla presenza di polemiche al riguardo. Si veda per esempio: Seid Helfer beim Aufbau!, “Der Syndikalist”, (1931), n. 38; Emil Zehner, Für die Bakuninhütte!, “Der Syndikalist”, (1932), n. 25.
9. Si veda il testo dell’appello risalente al marzo 1928: Aufruf! An alle Ortsgruppen der PAB Gross-Thüringens (Erfurt), riprodotto in: Helge Döhring, Die Reichsferienlager der Syndikalistisch-Anarchistischen Jugend Deutschlands, cit., pp. 16-17. Si veda: Aufruf!, “Der Syndikalist”, (1929), n. 18.
10. Si veda la comunicazione comparsa sul numero 21 di Der Syndikalist nel 1930 e ora riprodotta in: Helge Döhring, Die Reichsferienlager der Syndikalistisch-Anarchistischen Jugend Deutschlands, cit., p. 28.
11. Si veda per esempio: Emil Zehner, Für die Bakuninhütte!, “Der Syndikalist”, (1932), n. 25.
12. Per Fritz Scherer (1903-1988), si veda il breve profilo di Hans Halter pubblicato su taz poco dopo la sua morte, reperibile presso: http://www.dadaweb.de/wiki/Fritz_Scherer-_Gedenkseite, consultato il 14.12.2014. Nel 1984 Fritz scrive un articolo sulla sua esperienza alla Bakuninhütte. Si tratta di: Fritz Scherer, Bakunin-Hütte, “Schwarzer Faden”, (1984), n. 16. Sull’argomento esiste anche: (a cura di) Waderhütte Bakunin e.V., “Rebellen Heil”- Fritz Scherer – Vagabund, Wanderer, Hüttenwart, Anarchist, Karin Kramer Verlag, Berlin 2010. Il volume include anche un dvd, ma purtroppo non ho avuto la possibilità di visionare entrambi.
13. Si veda: Uwe Flurschütz, Bakuninhütte bei Meiningen sucht Tradition und neues Leben, “Graswurzelrevolution”, 22.08.2010, disponibile in: http://www.graswurzel.net/news/bakuninhuette.shtml, consultato il 14.12.2014.
14. Helge Döhring, Die Reichsferienlager der Syndikalistisch-Anarchistischen Jugend Deutschlands, cit., p. 5.
15. Per le ultime vicende, si veda: Christian Horn, Freies Land und Freie Hütte… zieht mich stets zu diesem Ort, “Direkte Aktion”, (2014), n. 224.
16. “Der Syndikalist”, (1932), n. 25.

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